Recensione

Non lasciatevi ingannare dal titolo: non è un film su Wall Strett, sulla pressione fiscale, sul pizzo della mafia.
E’ una storia semplice, perché vera, una storia vera, perché semplice: la storia di un ragazzo, uno dei pochi, statisticamente, ma dei troppi, umanamente, che cadono nella rete della droga. E che riescono ad uscirne.

Senza gesti eroici, senza miracoli, senza supermen, senza tecnologie avveniristiche, senza effetti speciali, senza amori capaci di riscattare.

Sono la quotidiana ripetitività dei gesti, la dozzinale semplicità delle parole, la spontaneità sorprendente dell’ironia, che scorrono nelle immagini per raccontare la ordinaria vita di uomini normali, che normali non sono, per storia e per affetti.

L’esaltazione del calcio si riduce ad un mazzo di figurine, la passionalità dell’amore ad un braccialetto, l’intensità dell’amicizia ad un origami.

Una cronaca, non un romanzo, popolare: un racconto “sociale, che svela un mondo sconosciuto e ignorato, che non fa trend, non fa audience, non fa niente: raccoglie carta

Una storia a lieto fine, insomma? Non solo.

E’ anche, in filigrana, la storia di coloro che dal tunnel non riescono ad uscirne: e sono molti, ancora una volta troppi. Lo si intuisce. Dietro ai colori dei personaggi, c’è la massa grigia e anonima di coloro che non ce l’hanno fatta, che non ce la faranno. La speranza e la fiducia sono intrise di consapevole malinconia in ogni scena, per ciò che lasciano immaginare allo spettatore e che raccontano in controluce.

Ma è anche, forse senza saperlo e volerlo, un film politico.

La storia degli uomini è fatta di pochi protagonisti e molte comparse: questo è il racconto di chi nella vita è destinato ad essere comparsa, anche se nel film assume la veste di protagonista.
In un mondo in cui sembra che la società si divida fra la potenza del denaro e il potere della politica, con qualche digressione sulla mercificazione e sottomissione del sesso, il film ci ricorda che l’uomo ha due mani: accanto a quella invisibile del mercato c’è quella, altrettanto invisibile, della solidarietà.
Ci sono cose ancora, fortunatamente, che non si possono ottenere comprandole o imponendole.

E’ la banalità del bene.

Carlo.

Questo inserimento è stato pubblicato in Dal pubblico. Metti un segnalibro su permalink. Sia i commenti che i trackback sono chiusi.